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ART FOR INTERIOR GALLERY A TheOthers Torino
DIVENENDO ESSENZA percorso di Vittorio Bifulco Troubtzkoy
   

DIVENENDO ESSENZA percorso di VITTORIO BIFULCO TROUBTZKOY

Per lavoro e per passione, approfondisce l’utilizzo dei diversi strumenti di comunicazione visiva, dal graphic design alla macchina fotografica tradizionale alla telecamera, all’evoluzione digitale, ha sperimentato la tecnica fotografica come espressione di linee di idee oltre che tratti di realtà Le linee di pensiero si intrecciano con le geometrie del mondo circostante. Le linee geometriche intersecandosi, portano l'occhio e la mente di chi osserva in percorsi intimi al confine tra esteriorità e interiorità.

DNA Microcosmi, spazi rigidamente definiti dalla sottrazione dello spazio da sé’, angusti confini di vetro e calcestruzzo che nell’illusione di offrire impossibili varchi si costringono ad una inquietante verticalità. Le persone, gli individui, soggiacciono a quest’obbligo di d’identità imposta; la percezione dell’altro, come di sé, viene vissuta ed interpretata con lo stesso criterio che ha generato l’impianto architettonico: sottrazione progressiva, tensione all’assenza.

STRISCE DI PENSIERI I canali di connessione che si intersecano salendo verso l’alto definiscono rigide geometrie all’interno delle quali solo i volumi, le cubature hanno una loro effettiva identità. L’uomo può unicamente percorrerne gli interni, invisibile a sé’ e agli altri, con la residua e sottomessa possibilità di indagare sul rigore delle forme. FUGHE  Sono le stesse superfici di acciaio e cemento ad indicarci il percorso, la direzione del movimento. I punti di fuga ci riportano ad altre superfici severe, ad altre verticalità. Il nostro incedere, obbligato all’interno di linee prospettiche da altri tracciate, nega la ricerca di uno spazio condiviso, nasconde a sé’ la possibilità di percepirne la necessità. 

LESS IS MORE Eterni confinati, ognuno di noi una particella di un insieme allenato alla solitudine. Talmente istruiti a questa condizione di vita da ricercare costantemente la riproduzione degli stessi schemi, gli stessi luoghi d’assenza condivisa, le stesse rigide e glaciali geometrie. Gli sguardi ricercano la non-presenza. Il fluire del tempo diviene l’autosospensione da sé’, la quotidiana celebrazione del timore dell’altro, sia esso individuo, spazio, percorso. 

AVAMPOSTO Avviene così che, uscendo temporaneamente dai propri confini, ci si trovi a reiterare la necessità di delimitare i nostri livelli di permanenza che, proprio perchè sconosciuti o scarsamente esplorati, ridestano una presenza di vitalità ancestrale. L’autoassegnazione di una piccola cella virtuale all’interno della quale, e solo all’interno di questa, potersi muovere ed agire appare scelta rassicurante. Ma l’improvvisa ed imprevista scossa provocata dal richiamo del se’, che riporta a necessità primigenie, alla decostruzione di un percorso esperienziale da sempre privato della sostanza della condivisione partecipata, impone la non più eludibile chiamata ad un nuovo sentire.  

SIMBIOSI Il flusso del tempo. La necessità della memoria. Fluire diventa un imperativo. E prima ancora defluire, aprire le chiuse di una diga che si pensava potesse essere per sempre argine armato a contenimento di una nostra possibile generosa abbondanza. E finalmente immergersi, lasciare che il proprio corpo spirituale diventi un tutt’uno con la comprensione dell’assenza per poi lasciarsi modellare dalla dirompente energia che suggerisce il   canto di un nuovo principio.  

ESSENCE Vertigine e costrizione si elidono. La spinta prende le sembianze di un Caterpillar che rovescia la sua pala e ferma i motori. Arrugginendo per sempre i timori e qualsiasi rivincita dell’assenza. Divenendo Essenza.

 
 
 
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